Un po’ di storia

Nel 1961 il card. Montini, allora arcivescovo di Milano, inaugura un piano di costruzione di 22 nuove chiese nell’Arcidiocesi di Milano, per venire incontro alle incalzanti necessità dettate dallo sviluppo metropolitano. L’intento è di “collegare spiritualmente questo stesso piano con l’avvenimento storico che si sta preparando nella Chiesa e nel mondo, e cioè col prossimo concilio ecumenico. Questo sarà tale fatto … che deve avere a Milano, … il suo monumento … la corona di ventidue nuove chiese parrocchiali, tante cioè quanti furono i concili ecumenici”. A facilitare il ricordo di tale significato, il futuro papa Paolo VI volle intitolare alcune di queste chiese a santi di grande statura, collegati ai concili.
Una di tali chiese è proprio san Leone magno papa, dedicata al grande papa e al Concilio di Calcedonia che si svolse sotto il suo pontificato nel 451 d.C.

L’edificio sorge su un terreno di 900 m² donato dalla curia alla congregazione dei Padri Stimmatini. Essi infatti, fin dall’inizio degli anni ’50 patrocinavano l’edificazione di una parrocchia adeguata per le allora cinquemila anime delle Rottole di Lambrate. In quel tempo, infatti, le messe venivano officiate nella ormai fatiscente chiesina di san Carlo alle Rottole. Sul terreno della curia sorsero dapprima, tra il novembre 1954 e il giugno 1955, il pensionato universitario “Bertoni” e una cappella provvisoria intitolata allo Sposalizio di Maria, capiente di 600 posti e che poteva trasformarsi in sala per conferenze e proiezioni. In seguito poi all’attivazione del nuovo piano voluto dal cardinal Montini, il 27 gennaio 1963 si pose la prima pietra della nuova parrocchia, alla presenza del Cardinale stesso e della benefattrice signora Gemma Fragni ved. Sichirollo.
Il 29 novembre 1964 fu nominato il primo parroco, P. Marino Furlani, e il 29 maggio 1966 la chiesa fu consacrata dal cardinale Giovanni Colombo.

I parroci
Marino Furlani (1964-1972)
Ezio Gonzato (1972-1978)
Andrea Meschi (1978-1985)
Giuseppe Parolo (1985-2001)
Paolo Zago (2001-2010)
Dario Balocco (2010-oggi)

Il Concilio di Calcedonia
Si tratta di un concilio ecumenico (adunanza dei vescovi di tutto il mondo cattolico) e fu uno degli otto concili convocati da imperatori. I papi non vi parteciparono personalmente ma tramite legati che li rappresentavano. In queste assemblee si fissarono gli esiti definitivi di discussioni dogmatiche, gettando le basi della teologia posteriore.
A Calcedonia venne affermato che la natura divina e la natura umana in Cristo sono unite, ma non confuse né mutate o comunque alterate. Il concilio venne convocato dall’8 ottobre al 1 novembre 451 a Calcedonia, sul Bosforo, dall’allora imperatore Marciano e dalla sua autorevole sposa Pulcheria. Esso intendeva osteggiare la tesi del monofisismo (unica natura divina di Cristo) sostenuta dall’archimandrita di Costantinopoli, Eutiche, e da Dioscoro, patriarca di Alessandria. Le posizioni del Papa Leone Magno vennero espresse in una lettera indirizzata al patriarca di Costantinopoli Flaviano (Epistula dogmatica ad Flavianum). Il clima del concilio, così come degli avvenimenti che lo precedettero, in cui Flaviano perse la vita, fu turbolento ma alla fine le tesi papali prevalsero e venne redatto un nuovo simbolo di fede, che definì il mistero della natura di Cristo.