L’Edificio

La chiesa, esternamente rivestita di rosso cotto secondo la tradizione lombarda, sorge su un terreno delimitato dalle Via Carnia e Deruta, prospiciente Piazza Udine.
“La chiesa appare arretrata rispetto al filo stradale di Via Carnia, onde ottenere un necessario distacco dalla rete metropolitana attraverso il necessario sagrato, qui più che altrove indispensabile per l’intenso traffico. Sopraelevata rispetto al piano del marciapiede di oltre un metro, essa presenta degli accessi preceduti da ampie gradinate con ripiani coperti sul fronte e da un lato, collegati da un portico, così da suggerire l’accenno introduttivo di un chiostro. A croce latina, si nota la dilatazione del transetto verso la Via Carnia, così da offrire allo spazio utilizzabile la forma di una “L”. Gli accessi si aprono sulla facciata e sul fianco ovest.
La struttura portante della navata è costituita da portali in cemento armato con interassi collegati da corree e murature a mattoni pieni con funzione di riempimento. Lo stesso transetto è intelaiato da simili portali, così integrati, mentre l’abside è in muratura e calcestruzzo. A spicchi triangolari la copertura, con laterizi forati armati, uguali a quelli del transetto e dell’abside. Le superfici a vista in cemento armato appaiono rifinite a martellina.
Velata la distribuzione della luce, attraverso le alte finestre ricavate negli spicchi triangolari e nella zona alta del transetto; fonti luminose che non disturbano per l’eccessiva abbondanza e che avvolgono interamente il presbiterio.
Pavimenti (coperti in botticino) in laterizio forato e armato, sostenuto da travi colleganti le basi dei portali: soluzione adottata per la presenza del seminterrato di notevole capienza.
La superficie dell’intero complesso parrocchiale è di 9000 m², la chiesa ne occupa 1300, si sviluppa in 49 m di lunghezza, 21,80 m di larghezza, raggiungendo un’altezza di 17,90 m.
L’area a disposizione dei fedeli è di 600 m², con una capienza di 900 persone; quella riservata al presbiterio è di 155 m². La cappella settimanale copre 165 m², gli spazi accessori 380 m².
Progettista: Arch. Mario Morini. Anno di costruzione: 1963-1964.”
(Tratto da “Ventidue chiese per ventidue concili”, a cura del Comitato per le nuove chiese di Milano, Milano 1969)

 

Gli affreschi dell’abside

Tutti gli affreschi sono stati eseguiti dal pittore Paolo Rivetta di Lecco (1911-1985).
L’affresco principale occupa una superficie di 250 m², sulla parete di fondo della chiesa, nella parte superiore lasciata libera dalla sacrestia. “quattro pilastri verticali che si piegano a costituire altrettante travi sul soffitto pianeggiante dividono in cinque scomparti la superficie dipinta. E’ scritto nella banda che sta alla base del dipinto: “S. Leone Magno si oppose alle eresie e alla barbarie, sulle rovine dell’Impero preparò il sorgere di Roma cristiana e papale, nel Concilio di Calcedonia, presente Marciano Imperatore, confuse Dioscuro, definì il mistero di Cristo”. La scena si svolge orizzontalmente, simmetrica, con una scansione prospettica centrale. Al centro sta San Leone Magno con le mani che respingono l’assalto dei barbari invasori e degli eretici. Ai lati in basso su gradinate si svolge il Concilio di Calcedonia: dinanzi all’assemblea dei vescovi e alla presenza dell’Imperatore Marciano sul trono di sinistra, il vescovo della Curia romana confonde e condanna Dioscuro. Flaviano siede tra gli altri reggendo i volumi “Ad Flavianum sermones”. Il libro dei Santi Vangeli, sta aperto su un leggio.
Al di sopra del Pontefice campeggia la figura del Cristo che presenta la Croce, emblema della sua natura umana. Il Cristo viene adorato da una schiera di angeli. In secondo piano, oltre le gradinate colma l’orizzonte la vasta mole del Colosseo in rovina.
La scena concepita in due registri orizzontali sovrapposti è resa concretamente in quello inferiore, rappresentante il Concilio, e in maniera simbolica nel superiore con l’irruzione dalle due parti dell’orda barbarica ed eretica sopra le fiamme”. A sinistra i barbari preceduti dai capi a cavallo e seguiti dalla truppa; a destra le quattro eresie del tempo di San Leone Magno (pelagianesimo, monofisismo, manicheismo, priscillianismo) montano un’idra dalle quattro teste. Tre figure drappeggiate rappresentano l’inganno travestito da ipocrisia.
(Citazioni tratte da Arte Cristiana, rivista a cura della scuola ‘Beato Angelico’, Milano, Vol LIV, 1966, fasc 1, pp. 17-1)
Nel 1966 Paolo Rivetta dipinse anche i pannelli laterali, per ricordare le persone che contribuirono significativamente alla costruzione della chiesa.
Nel pannello di sinistra la scritta recita: “La signora Gemma Fragni ved. Sichirollo lieta per l’opera felicemente compiuta, in memoria dell’amato consorte comm. Giulio, vuole uniti nel ricordo quanti le sono stati geniali affezionati collaboratori: mons. Aldo Milani per i nuovi templi, arch. prof. Mario Morini progettista, comm. Antonio Marazza costruttore. (1963-1965)”. Sullo sfondo appare la chiesa di San Leone.
Nel riquadro di destra si legge: ”Clero e fedeli di S. Croce offrono il grande affresco dell’abside alla chiesa sorella intitolata a S. Leone Magno, sorta per lo zelo e le cure del prevosto P. Michele Scalet a ricordo del cinquantesimo anno di vita della loro basilica. 1913-1963”. Si riconosce il ritratto di P. Scalet e, sullo sfondo, S.Croce.
Nel 1970 il pittore Rivetta dipinse l’affresco della Crocefissione sulla parete di fondo della Cripta.

Le sculture di Angelo Grilli (Pavia, 1932 – 30 dicembre 2015)
La chiesa contiene alcune opere a bassorilievo del grande scultore e medaglista pavese Angelo Grilli, in gran parte di cemento trattato.
La scultura che compare attualmente sull’ambone tratta il sermone della montagna: il Cristo seduto parla mentre un vento impetuoso lo investe, davanti a vecchi, giovani, uomini e donne.
Alla base della sede si trova un bassorilievo che mostra i simboli degli evangelisti, mentre quello dell’altare rappresenta il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Sullo sfondo marmoreo dell’altare si erge il Crocifisso con Maria e S. Giovanni, mentre alcune figurine assai inconsuete e cioè un passero, un ramarro, due farfalle, una raganella e infine una chiocciola, si avvicinano, come se tutto il creato volgesse verso Cristo.
Sempre di Grilli sono la via Crucis che circonda la navata e, in due altari laterali, due bassorilievi in marmo bianco che rappresentano Sant’Antonio da Padova e Santa Rita da Cascia.
Dello stesso autore anche le due acquasantiere in marmo di Trani che accolgono i fedeli all’ingresso. Su una è compare l’invocazione alla Trinità, sull’altra il motto di S. Leone Magno inciso sul fonte battesimale di S. Giovanni in Laterano: “Hic est fons, qui totum diluit orbem” (Questa è la fonte che ha purificato tutto il mondo).